
C’è qualcosa di profondamente italiano nel modo in cui affrontiamo le contraddizioni: ridiamo mentre raccontiamo il dramma, alleggeriamo ciò che pesa, trasformiamo il disagio in racconto. È proprio da qui che parte “Tragicomica”, la mostra al MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Prova a mettere ordine, o forse a valorizzare, questa ambivalenza tutta nostra.
Il percorso espositivo attraversa quasi un secolo di arte italiana, dagli anni Trenta a oggi, e riunisce oltre 130 artisti per un totale di circa 300 opere. Non è una semplice raccolta, ma una vera e propria lettura critica: un tentativo di capire come mai, nella cultura visiva italiana, il tragico raramente si presenti in forma pura. Viene quasi sempre filtrato, deformato, accompagnato da ironia, paradosso, talvolta persino leggerezza.
Passeggiando tra le sale, ci si accorge subito che non esiste una separazione netta tra alto e basso, tra cultura “colta” e immaginario popolare. Le opere dialogano tra loro in modo fluido, costruendo un racconto in cui linguaggi diversi convivono senza gerarchie rigide. È un aspetto centrale: la tragicommedia, qui, non è solo un tono emotivo, ma un vero e proprio dispositivo culturale.
Artisti come Lucio Fontana, con i suoi gesti radicali che sembrano aprire ferite nello spazio, convivono idealmente con l’ironia spiazzante di Maurizio Cattelan, che spesso utilizza il paradosso per mettere in crisi certezze e convenzioni. In mezzo, una costellazione di autori che, ciascuno a modo proprio, contribuisce a costruire questa narrazione complessa e stratificata.
Quello che emerge non è solo una storia dell’arte, ma un modo di stare al mondo. L’ironia, in questo contesto, non è evasione né superficialità: è uno strumento critico. Serve a prendere distanza, a osservare meglio, a rendere dicibile ciò che altrimenti resterebbe schiacciato dal peso del tragico. È una forma di resistenza, ma anche di comprensione.
E forse è proprio questo che rende “Tragicomica” così attuale. In un presente spesso attraversato da incertezze e tensioni, questa capacità di tenere insieme opposti, di ridere senza negare la complessità, di alleggerire senza banalizzare. Diventa una chiave di lettura potente. Non offre soluzioni, ma apre uno spazio di riflessione.
Se stai pensando di visitarla, vale la pena farlo senza fretta. Prenditi il tempo di osservare i dettagli, di cogliere le connessioni, ma anche di lasciarti sorprendere da accostamenti inattesi. È una mostra che funziona proprio quando smetti di cercare un filo lineare e accetti di muoverti tra contrasti.
“Tragicomica” è ospitata al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma ed è visitabile fino al 29 settembre 2026.

